Le imprese italiane oggi parlano “4.0”. Questa è diventata la cifra più in voga per l’economia nazionale. Il Piano nazionale Impresa 4.0 è nel pieno del suo vigore, con esiti addirittura più positivi rispetto alle attese.

 

Il Piano, varato nel 2016 con la precedente denominazione Industria 4.0, è a disposizione di tutte le aziende che vogliono cogliere le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale: prevede un insieme di misure organiche e complementari in grado di favorire gli investimenti per l’innovazione e per la competitività.

 

Il Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, intervenuto il 22 maggio all'Assemblea pubblica di Confindustria, ha annunciato una considerevole revisione di Impresa 4.0, nel segno di un incisivo rafforzamento a partire dalla prossima edizione del piano.

Quest’ultimo, secondo il Ministro, “deve passare da un approccio straordinario a un approccio strategico: l’importanza dell’innovazione per la crescita e lo sviluppo del nostro Paese impongono che l’accompagnamento pubblico non sia oggetto di continui ripensamenti e modifiche. La certezza dell’aiuto è ancora più importante dell’intensità.”

Il Ministro Di Maio prefigura, pertanto, per il 2020 una versione “strutturale” delle misure del piano 4.0.

Il cambio di passo oggetto dell’impegno ministeriale è rilevante: l’abbandono delle proroghe, anno dopo anno, di misure introdotte “una tantum”, mette le imprese in condizione di effettuare una programmazione di medio-lungo termine, nella stabilità di un contesto definito. Di Maio riconosce che “Nel timore di un mancato rinnovo, ogni ultimo trimestre assistiamo a un’affannosa corsa all’acquisto di macchinari per approfittare delle agevolazioni fiscali. Il Piano, nato come misura a termine per imprimere uno shock positivo agli investimenti, non deve condizionare le scelte imprenditoriali: deve accompagnare e favorire le scelte imprenditoriali.”

 

La trasformazione digitale sta trainando lo sviluppo industriale mondiale ed il Piano Impresa 4.0, nel mercato domestico, si è rivelato nei fatti un solido strumento per riattivare il ciclo degli investimenti.  Emblematico è il fatto che nel 2017 il Piano Impresa 4.0 sia entrato nel vivo e proprio quell’anno abbia segnato una paradigmatica svolta nell’economia italiana.

Il Rapporto annuale per il 2019 del Centro Studi Confindustria sul sistema industriale (“Dove va l’industria italiana”) presentato il 14 maggio u.s., ne fornisce chiara evidenza.

 

Impresa 4.0 (segnatamente l’iperammortamento) ha attivato, nel solo 2017, 10 miliardi di investimenti in macchinari e attrezzature hi-tech, a cui si aggiungono altri 3,3 per beni immateriali.

La maggior parte degli investimenti è polarizzata verso il Nord. Lampante è la leadership lombarda: oltre un terzo degli investimenti afferiscono alla sola Lombardia (34,8%), seguono Veneto (17,1%) ed  Emilia-Romagna (15,6%).

Gli incentivi 4.0 hanno coinvolto migliaia di imprese. Al piano Impresa 4.0  – ha ricordato Di Maio – va anche un merito ulteriore: ha portato l’innovazione al centro dell’impresa tradizionale.

 

Secondo le stime di Confindustria, peraltro, il 96% dei beneficiari degli incentivi 4.0, a cui corrisponde il 66% degli investimenti incentivati, è composto da imprese con meno di 250 dipendenti. Il 35% degli investimenti 4.0 è riferibile ad imprese con meno di 50 addetti. Le PMI d’altronde sono avvantaggiate in termini di rapidità decisionale rispetto ai grandi gruppi più strutturati e per questo più burocratici.

Per quanto l’andamento della produzione industriale italiana attesti l’efficacia dell’”operazione 4.0”, risulta chiaro che quest’ultima, da sola, non sia stata in grado di modificare il quadro di fondo delle imprese italiane nel panorama internazionale; è, ad ogni buon conto, indubbio il fatto che la logica 4.0 si traduca in un importante passo che segna una nuova era.

Inoltre, secondo la nota diffusa dal Centro studi di Confindustria lo scorso 17 maggio (“Cosa raccontano i bilanci delle imprese industriali italiane? Investimenti a livelli pre-crisi e aumento della liquidità”), a seguito di una indagine realizzata con Cerved sui bilanci di quasi 30.000 imprese, gli ultimi bilanci delle imprese rappresentano come il 2017 abbia riportato gli investimenti a sfiorare i livelli pre-crisi. Gli investimenti fissi e immateriali, a fronte di una «significativa disponibilità di risorse» e di incentivi, hanno raggiunto il 3,8% del fatturato, contro il 4,1% del 2007. Condizioni migliori hanno anche consentito un accumulo di liquidità superiore a quella dei bilanci di dieci anni prima; la liquidità accumulata può trasformarsi in ulteriori investimenti produttivi, cruciali per rafforzare la crescita.

La ripresa della domanda interna riguarda in primis i comparti collegati in modo più diretto alla digitalizzazione.

 

Nel 2018, pur con un fisiologico rallentamento, gli investimenti aumentano ed una crescita è attesa anche per il 2019.  Per quanto gli incentivi fiscali costituiscano una mera leva per il trend di crescita innovativa delle imprese, e non debbano fungere da fine ultimo, risultano particolarmente appetibili nonché numerosi e in parte tra loro cumulabili. Iperammortamento come evoluzione del superammortamento, credito d’imposta per la formazione 4.0, Nuova Sabatini 4.0, Voucher per lnnovation Manager solo alcune delle misure in logica 4.0 a cui le imprese possono valutare di accedere.